Prova: Kawasaki J300 - Buona la prima 2014

Pubblicato il 18/01/2014


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Kawasaki debutta sul mercato europeo degli scooter con il J300, un mezzo dedicato al commuting, ma che per design e doti dinamiche strizza l’occhio alla sportività. Nato dalla partnership con Kymco, la casa di Akashi ha sfruttato una base tecnica collaudata e l’ha profondamente affinata, con l’obiettivo di competere da subito con gli agguerriti rivali. Ci è riuscita? Siamo andati a scoprirlo in Portogallo...

 Kawasaki J300

Nella gamma Kawasaki mancava qualcosa. Supersportive, naked muscolose o entry level c’erano già tutte, ma in un mondo motociclistico rivoluzionato dagli ultimi anni, l’offerta della casa di Akashi per il pubblico europeo soffriva l’assenza di un mezzo nato per la mobilità urbana, che fosse comodo e pratico, dai bassi costi di gestione e, soprattutto, automatico. In una sola parola, uno scooter. Con l’arrivo del J300 lo scenario è cambiato, e da oggi il verde Kawa veste anche un mezzo con variatore: un piccolo colpo al cuore per alcuni appassionati europei del marchio, una necessità per un costruttore che punta ad essere competitivo in un mercato dai profili irriconoscibili se confrontato con quello precedente alla crisi.

Partner strategico

 Kawasaki J300

Per questo debutto in un mondo del tutto nuovo, Kawasaki ha scelto di non effettuare il proverbiale salto nel buio. La casa di Akashi, al contrario, ha deciso di affidarsi ad un partner strategico che potesse fornire una base tecnica collaudata, per poi migliorarla ed affinarla sotto ogni aspetto sfruttando le proprie capacità e la propria tradizione. Il partner di cui stiamo parlando è Kymco, mentre la scelta della base di partenza per la creazione del J300 è ricaduta sul Downtown 300i.
Ma chi pensasse che la prima creatura automatica Kawasaki sia semplicemente uno scooter del costruttore taiwanese ridisegnato esteticamente e rimarchiato, si sbaglia di grosso. Le novità e le migliorie apportate dagli ingegneri “in verde” sono tante e sostanziose, a partire ad esempio dai freni completamente nuovi e dalla differente taratura delle sospensioni, passando per le pedane del passeggero ripiegabili ed una riprogrammazione completa dell’unità di controllo motore, sino ad arrivare alla sella rivista nella forma, nell’imbottitura e nel meccanismo di apertura. Ad amalgamare il tutto, quell’attenzione per i dettagli di scuola giapponese che non guasta mai.

Ninja style

 Kawasaki J300 L’identità Kawasaki è subito evidente guardando il J300 fermo sul cavalletto. Il muso con proiettore sdoppiato e luci di posizione a led richiama con decisione la famiglia delle supersportive Ninja, le sovrastrutture sono tese e spigolose, mentre il gruppo ottico posteriore a led è ispirato alle naked di Akashi. Immediatamente si ha la percezione di un prodotto dal valore elevato, ma non è solo il design a restituire una sensazione simile. Avvicinandosi si notano le plastiche di qualità e le buone finiture, mentre gli accoppiamenti sono ovunque precisi, salvo giusto un paio di eccezioni quasi trascurabili.
Dettagli come la cornice della strumentazione, lo sfondo dei quadranti analogici e la carenatura del manubrio rimandano ulteriormente alle moto, e per dare sensazioni simili anche alla guida, il tunnel centrale è pensato per essere stretto tra i piedi, mentre la sella del pilota è sagomata per ricordare il serbatoio che su una moto si stringe tra le gambe.

Ai raggi X

 Kawasaki J300 Come detto, la base tecnica dalla quale gli ingegneri Kawasaki sono partiti per lo sviluppo del J300 è il Kymco Downtown 300i. Così, nascosto dalle sovrastrutture, troviamo lo stesso motore monocilindrico quattro tempi da 299cc, con iniezione elettronica, distribuzione SOHC a quattro valvole e raffreddamento a liquido, il tutto per una potenza massima di 28cv a 7750giri/min. e 28,7Nm di coppia. Il propulsore è connesso ad un classico telaio a diamante in tubi d’acciaio, mentre il reparto sospensioni vede una forcella da 37mm all’anteriore ed una coppia di ammortizzatori regolabili nel precarico su cinque posizioni al posteriore, abbinati a ruote da 14” e 13”. A frenare i 191kg in ordine di marcia del J300 troviamo due dischi a margherita con pinze a due pistoncini, il posteriore da 240mm e l’anteriore da 260mm. Dotazione da scooter di categoria superiore sono le leve regolabili su quattro posizioni, mentre da vera e propria moto sportiva sono i tubi in treccia metallica.
 Kawasaki J300

Per quanto si tratti di uno scooter sportivo, al J300 non mancano le doti di praticità fondamentali su un mezzo del genere. La pedana svasata e la sella a 775mm di altezza permettono di appoggiare facilmente entrambi i piedi a terra, e sotto la sella c’è spazio per riporre comodamente un casco integrale e tutti i propri effetti personali con l’assistenza di una luce di cortesia. Il vano portaoggetti a sinistra del manubrio è dotato di presa a 12v - per ricaricare lo smartphone o per collegare il navigatore - e per chi volesse ancora più capacità di carico, come accessori sono disponibili bauletti di diverse dimensioni o una borsa da applicare sul tunnel centrale, ai quali si aggiungono il parabrezza maggiorato, la staffa di supporto per il navigatore ed altro ancora.

Brillante

 Kawasaki J300

Pronti, via: già dalla prima rotazione della manopola del gas, capisco di che pasta è fatto questo J300. Brillante e rapido nel prendere giri, il monocilindrico spinge con un certo vigore, ma senza strappi. In città lasciarsi il traffico alle spalle è un gioco da ragazzi, mentre nel dribblare le auto in coda, il baricentro basso - complice anche il serbatoio da 13 litri posto nella pedana - aiuta a dare la giusta confidenza per gestire senza troppe difficoltà la massa di questa primizia a variatore di Kawasaki.
È durante le soste ai semafori che mi segno mentalmente l’unico appunto negativo, che riguarda qualche vibrazione di troppo, specialmente a scooter fermo e con motore acceso. Nulla di preoccupante o realmente fastidioso, intendiamoci, ma i migliori concorrenti sanno essere meno “ballerini”. Al contrario, i freni colpiscono immediatamente in senso positivo con leve consistenti e - grazie alla possibilità di regolazione - sempre a portata di dita. Anche in termini di potenza frenante non si potrebbe chiedere di meglio su uno scooter da 300cc, tanto che al posteriore qualche bloccaggio della ruota non è affatto impossibile, ma ovviamente solo se si sceglie la versione senza ABS, optional sul J300 e, come su qualsiasi altro mezzo, consigliatissimo.

 Kawasaki J300

Dal punto di vista del confort, il lavoro svolto sulla forma e l’imbottitura della sella ha portato ad una seduta comoda e morbida, dalla quale si legge con facilità la completa strumentazione. A proposito dell’elemento digitale di quest’ultima, i tre tasti che ne regolano il funzionamento non sono facilissimi da raggiungere mentre si è in movimento, e per ottenere la risposta sperata bisogna premerli con una certa forza, rendendo l’operazione più lunga di quanto dovrebbe. La posizione di guida, invece, è naturale e ben studiata, anche se chi è abituato a scooter meno sportiveggianti potrebbe storcere il naso per una protezione aerodinamica limitata - soprattutto per chi supera il metro e ottanta - e per la mancanza dei poggiapiedi verticali e della relativa possibilità di stendere le gambe.
Con una taratura leggermente più rigida della media, d’altra parte, le sospensioni tendono a far percepire maggiormente rispetto ad altre i difetti più marcati dell’asfalto, ma in generale non si può rimproverare al J300 di avere un assetto troppo duro.

Piega libera

 Kawasaki J300

Una volta raggiunte le curve delle belle strade collinari dell’Algarve, nei dintorni di Portimao, il giudizio sull’assetto cambia prospettiva. Il sostegno extra fornito dalle sospensioni permette di divertirsi davvero tra le curve, ed il J300 comincia a protestare con qualche ondeggiamento solo quando si affrontano curvoni a velocità fuori scala per pressoché qualsiasi scooter. Anche i freni del Kawasaki J300 si confermano sufficientemente in forma per la guida “allegra” su queste strade così sinuose, e a permettere di gustarsi senza interferenze le doti dinamiche dello scooter è soprattutto una luce a terra adeguata, tanto che a ben pochi del nostro gruppo di giornalisti è capitato di grattare a terra con il cavalletto, e a nessuno per più di una o due volte.
Man mano che la strada si apre, anche il motore ha più di un’occasione per mettersi in mostra, aggiungendo alla prontezza dimostrata in città, un ottimo allungo, che porta rapidamente fino ai 140km/h abbondanti di velocità massima indicata.

Buona la prima!

 Kawasaki J300

Qualcuno ci metterà un po’ prima di digerire lo sbarco di Kawasaki sul pianeta scooter, ma la realtà dei fatti è che il J300 non è rivolto agli abitanti integralisti del pianeta moto. No, il J300 nasce per offrire ai motociclisti meno inflessibili una comoda e valida alternativa per il tragitto casa-ufficio, proponendo loro la qualità e parte del DNA delle moto di Akashi. Come primo della sua specie, il J300 dovrà anche portare gli scooteristi di tutta Europa a familiarizzare con il design e le caratteristiche dei prodotti Kawasaki, aprendo la via per i suoi successori. Può riuscirci? Dopo averlo visto e provato, sono quasi sicuro di sì. Gli elementi per ritagliarsi uno spazio nel suo segmento di mercato ci sono tutti, a partire da un design distintivo e da una qualità a livello delle aspettative e perfettamente in linea con il prezzo di 4.730 Euro f.c., 4.880 Euro per la Special Edition nera opaca con dettagli verdi e bianchi (in entrambi i casi 400 Euro vanno aggiunti per l’ABS).
Se si trattasse di una scena cinematografica, per il J300 potremmo dire: “Buona la prima!”.

Abbigliamento usato per la prova:
- Casco Premier JT3 Carbon Design
- Giubbotto Rev’It! Flatbush
- Guanti Ixon Pro Peak HP
- Jeans in kevlar Arlen Ness
- Scarpe TCX X-Street Waterproof

 

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