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SCARICHI
Gli scarichi sono forse la cosa
più affascinanti nelle moto, sono sia elementi importanti nelle prestazioni come
nell’estetica, ora proveremo a capire di più il loro funzionamento e cercheremo
di capire cosa cambia dalle varie tipologie.
Gli scarichi si dividono in
quattro parti: i collettori di scarico la crociera il raccordo ed il
silenziatore.
COLLETTORI: servono ad unire le
testate dei cilindri alla crociera sono in acciaio verniciato o anodizzato inox,
questo acciaio può anche arrugginire, per gli scarichi più competitivi il
materiale solitamente utilizzato è il titanio. L’acciaio utilizzato deve
resistere ad alte temperature, per alterare le caratteristiche di erogazione si
possono unire più collettori.
CROCIERA:mette in collegamento
collettori e silenziatore serve per far diventare lo scarico di tipo 4 in 2 ,2
in 1 e varie altre tipologie, la funzione di questa parte è poi il controllo
delle onde di pressione.
RACCORDO:serve unicamente a unire
i collettori al silenziatore
SILENZIATORE:quest’ultima parte
serve a ridurre il motore, può essere fabbricata in acciaio carbonio kevlar o
titanio. Per ridurre il motore delle moto che si usano in strada si usano delle
camere all’interno del silenziatore che risuonano a precise frequenze, negli
scarichi racing sono invece utilizzati dei tubi perforati pieni di lana di
vetro, con un’accurata progettazione è anche possibile oltre a ridurre il rumore
si può anche migliorare l’erogazione.
COSA SUCCEDE:Quando le valvole si
aprono sputano fuori dei gas che derivano dalla combustione aria-benzina, questi
causano un’onda di pressione che viaggia alla velocità del suono. Quando queste
onde incontrano un ostacolo (ad esempio nel silenziatore) allora tornano
indietro e se trovano le valvole aperte tornano nella camera di combustione e
così diminuiscono coppia e potenza della prossima combustione. Arrivati a fine
scarico l’onda che esce crea un’altra onda che torna indietro ma che arrivata
alla valvola aperta crea un risucchio che tira fuori i gas combusti, e questo
migliora il prossimo processo di combustione. Un buono scarico avrà quindi un
rapporto positivo fra onde positive e negative. Modificando la lunghezza dello
scarico e sapendo che le onde viaggiano alla velocità del suono si può cercare
un rapporto giusto, anche se ulteriore complicanza il fatto che la velocità
cambia al variare dei regimi.
Da non tralasciare nella
progettazione dello scarico sono poi le tipologie del genere 4 in 1, 4 in 2 , 2
in 1 ,2in 2 e quant’altro, per citare qualche esempio comune il quattro in 1
sposta potenza e coppia agli alti, mentre il quattro in due tende a spostare la
potenza ai medi.
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CATENA
La catena è un elemento
importantissimo nella moto, infatti permette il movimento.
La catena consiste in una serie di
perni uniti tra loro de una serie di boccole, la catena unisce la corona dietro
ed il pignone che invece è situato avanti (più il pignone è grande più la moto
avrà allungo più è piccolo e più avrà ripresa, mentre per la corona la cosa è
viceversa). La catena è flessibile in un solo lato e deve essere montata
togliendo la falsa maglia che è unita come le altre maglie ma è bloccata da un
anellino che si può sfilare.
La catena ha bisogno di molta
manutenzione in quanto è un organo molto stressato, la catena và lubrificata e
tirata quando necessario, per lubrificarla bisogna usare un grasso apposito,
alcune catene hanno scritto sulla scatola il tipo di grasso.
Bisogna tirare la catena quando
necessario infatti se la catena è poco tirata sbatte contro il forcellone in
scalata o comunque ha delle anomale vibrazioni che ne provocano l’usura
prematura e se il fenomeno persiste addirittura la rottura, se invece la catena
è troppo tirata potrebbe man mano indebolirsi perché la forza a cui è sottoposta
e la continua messa in tiro potrebbero provocarne la rottura. La misurazione
della catena và fatta tenendo conto di 1,5 centimetri di gioco verso l’alto e
calcolare anche che la moto a marcia inserita fa tendere ancora di più la
catena.
Se la catena si dovesse rompere i
rischi sarebbero molti e fastidiosi, la catena potrebbe ferire passeggero e
pilota al momento della rottura oppure se si blocca sul forcellone (perché non
riesce a sfuggire incastrandosi nel tendicatena) e quindi far bloccare la ruota
come in un grippaggio ma senza la possibilità di tirare la frizione.
In realtà la catena non è l’unica
soluzione per trasmettere il moto alle ruote infatti si potrebbe usare una
cinghia che però non permette di trasmettere molta potenza e cambiare il
rapporto di trasmissione diventerebbe costoso visto che la cinghia viaggia su
pulegge.
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LAVARE LA
MOTO DA FUORISTRADA
Lavare la moto sembra una cosa
facile e che non ha bisogno di essere spiegata ma se si vuole avere una moto
efficiente che si avvii alla prima spedivellata bisogna rispettare queste
semplici regole.
Come prima cosa bisogna togliere
il filtro dell’aria e coprire con un apposito tappo condotto di aspirazione
dell’aria, coprire lo sfiato del silenziatore per evitare che l’acqua entri e
rovini il materiale fonoassorbente, e come ultima cosa chiudiamo il rubinetto
della benzina.
Dopo che si sono tappate tutte le
vie di uscita o di entrata bisogna fare un primo lavaggio per ammorbidire il
fango, è buona norma cominciare dall’alto verso il basso.
La sella và lavata con acqua e
detergente cremoso e fatta poi asciugare all’impiedi.
Ora bisogna girare la moto su un
fianco per pulire la parte sotto infatti bisogna pulire il link della
sospensione, è meglio non avvicinare troppo la pompa a pressione per non
rovinare la verniciatura.
Ora ci tocca togliere tutte le
coperture: convogliatori, fianchetti e laterali e ricordiamoci di tappare il
tubo della benzina, con una vite del diametro giusto si può chiudere il
carburatore ed evitare che entri dell’acqua, tolta una sovrastruttura è meglio
riposizionare le viti di modo che non entri acqua che formi dei principi di
ruggine.
Quando laviamo i radiatori non ci
dobbiamo avvicinare troppo con la pompa perché rischieremmo di rovinare le
lamelle che sono sottili e molto delicate, è meglio mantenersi ad una distanza
di circa un metro, questa raccomandazione è da mantenere anche per la cassa
filtro, poi passiamo alle zone dove è logico che si accumuli più fango, sotto i
parafanghi sui mozzi e dietro la corona.
Dopo passiamo un detergente
sgrassante sulle parti metalliche e ripuliamo con una spugnetta, è meglio usare
prodotti diluiti infatti quelli concentrati a volte lasciano degli aloni, sarà
opportuno scegliere prodotti ecologici che non inquinano.
Dopodiché bisogna asciugare la
moto con un compressore facendo bene attenzione alle parti nascoste e anche al
carter di accensione dove si può formare della condensa.
Per le plastiche si usa un
detergente cremoso che si risciacqua con abbondante acqua.
Dopo questa bella ripulita è
opportuno lubrificare le pedane la pedivella e anche all’interno del carter di
accensione.
Dopo questo bel bagnetto
rimontiamo tutto accendiamo la moto e facciamola girare per qualche minuto.
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CAMBIARE I PARAOLI DELLE
SOSPENSIONI
Può capitare che i paraolio perdano, infatti, con il
tempo si usurano e non riescono a mantenere nella sospensione l’olio necessario,
quando si nota un trafilaggio dell’olio è necessario cambiare al più presto i
paraolio che si usurano molto facilmente.
Per effettuare il cambio dei paraolio sarà necessaria
una discreta attrezzatura: un compressore ed un phon da carrozziere, ci servirà
inoltre un contenitore per recuperare l’olio e un contenitore graduato con
beccuccio, serviranno inoltre due mezze lune di alluminio di spessore 5mm e del
diametro del nostro stelo, questi due componenti serviranno per spingere i
paraoli nella loro sede senza danneggiarli. Bisogna sfilare lo stelo dalla forcella, prima bisogna
togliere vari supporti in plastica e con un cacciavite sfilare il parapolvere
senza rovinarlo, togliamo anche il fermaglio metallico del paraolio.
Ora bisogna svitare il tappo superiore della forcella
sfilare la molla e far uscire tutto l’olio.
Ora che la forcella non contiene più olio bisogna
scaldare (con il phon)la parte inferiore del fodero affinché il metallo si
dilati e si possa facilmente sfilare il paraolio anelli di tenuta e rasamenti
facendo bene attenzione all’ordine in cui sono messi.
Per pulire ogni componente svitiamo il gruppo valvola,
così si potrà svitare la sospensione in tutti i suoi componenti e far drenare
tutto l’olio. Per una polizia veramente ottimale serviamoci di un
contact cleaner o di un solvente leggero. Ora asciugare il tutto e rimontare,
ora bisogna infilare nello stelo il parapolvere l’anello di tenuta e il paraolio
che prima è meglio lubrificare con un sottile strato di grasso bianco.
Rimettiamo al loro posto l’anello di supporto, la
boccola di guida e quella di scorrimento, che va inserita nell’incavo dello
stelo cromato.
E’ di buona norma controllare che il dado del gruppo
valvola sia ben serrato perché soprattutto se aperto in precedenza tende ad
allentarsi. Infiliamo il gruppo del pompante nella forcella e
avvitiamolo dal piede insieme al gruppo valvola.
Scaldiamo ancora la base del fodero della forcella
spingendo dentro il paraolio aiutandoci con una coppia di semilune di metallo
dello stesso diametro con più colpi decisi, ora proseguiamo con il montaggio
dell’anello metallico di tenuta ed il parapolvere.
Prima di caricare l’olio infiliamo l’asta all’interno
del pompante.
Tenendo la forcella in verticale e mandandola
completamente a fondocorsa e versando l’olio non ci dovrebbero essere problemi.
Per sapere la quantità d’olio bisogna consultare il
libretto delle sospensioni e la misurazione va fatta con lo stelo a fondo corsa
e il pompante tutto in basso.
Aggiungendo l’olio poco alla volta e facendo lavorare
il pompante l’olio circolerà in tutti i componenti della forcella e si eviterà
l’eventuale formarsi di bolle d’aria, ripetere fino a quando il movimento non
diventa uniforme e senza vuoti.
Infiliamo la molla avvitiamo la parte superiore del pompante al tappo e
avvitiamo questo alla forcella e questo al fodero.
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RIMETTE A NUOVO LA MARMITTA
La marmitta è una parte molto
importante nella moto e non solo per la sua indispensabile funzione ma anche
perché dona la bellezza che caratterizza delle due ruote.
In questo articolo vi spiegheremo
come si fa a far tornare nuove le vostre espansioni per far fare sempre bella
figura alla vostra moto.
Non è un lavoro difficile e che
richiede molto tempo infatti serve solo della carta abrasiva molto fine ed una
bomboletta di vernice spray nera che resiste alle alte temperature.
Per iniziare stacchiamo la
marmitta ed iniziamo a pulire il collettore che va al cilindro, in questa parte
si formano dei residui della carburazione che vanno raschiati via, se questa
operazione viene fatta spesso e si trovano ugualmente molti residui c’è bisogno
di andare a controllare la carburazione, soprattutto controlliamo se nella
miscela c’è l’esatta percentuale di olio, un accorgimento da prendere è quello
di non danneggiare le guarnizioni che è meglio togliere usando un cacciavite a
punta piatta. Finita questa importante operazione passiamo alla parte esterna,
prendiamo uno straccio e bagnamolo con del diluente ed iniziamo a strofinare la
superficie esterna della pancia per ammorbidire lo sporco e la vernice. Ora con
il terminale asciutto si inizia a scartavetrare finche non si è tolta la vernice
e le tracce di ruggine; ora viene la parte più divertente, infatti è arrivato il
momento della vernice ma prima di entrare in questa nuova fase è necessario
pulire la parte scartavetrata perché si potrebbe essere formato del pulviscolo
che rovinerebbe la verniciatura. Per dare il colore è necessario mettersi in un
locale ben areato e indossare occhiali e mascherina di protezione, per tirare al
meglio la vernice bisogna non spruzzarla mai sullo stesso punto ma darla in
piccoli colpi e distesa per tutta l’espansione. Dopo che si è asciugata la prima
passata di vernice diamo ancora un piccola scartavetrata per evitare che si
formino impurità e grumi di vernice, e poi ripassiamo una leggera mano di nero.
Lasciamo asciugare e rimontiamo e di sicuro la nostra moto ci farà fare bella
figura.
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CONTRALBERO:
Che cos’è? A cosa
serve?
Una grande problematica per i
progettisti di motori sono sicuramente le vibrazioni. Queste possono pesare
molto in una moto, essenzialmente per due motivi, l’usura dovuta alle vibrazioni
del motore si fa sentire molto e si ripercuote sull’usura del mezzo e, in
secondo luogo le vibrazioni possono dar molto fastidio anche al pilota. A chi è
pratico di moto storiche saranno capitate soprattutto le crepe nel telaio dovute
appunto alle troppe vibrazioni del motore soprattutto se questo era un mono o
bicilindrico di grossa cilindrata e da corsa.
La domanda ora sorge spontanea,
perché un motore o più specificamente un albero dovrebbe vibrare? La risposta è
abbastanza semplice, le vibrazioni sono dovute ad un problema di bilanciamento
dell’albero motore, prendendo come esempio un monocilindrico, da una parte
dell’albero sono attaccati il pistone e lo spinotto e quindi parliamo di due
componenti a moto alterno, oltre a questi vi è poi la biella di moto intermedio
fra rettilineo ed alternato. La soluzione può sembrare facile. Quindi mettere
dei contrappesi dalla parte opposta che bilancino i componenti prima elencati,
infatti basterebbe mettere nel punto diametralmente opposto e alla stessa
distanza dall’asse di rotazione una massa identica.
Ma oltre al peso c’è da
considerare la forza d’inerzia per le parti in moto alterno, però mentre quelle
centrifughe sono costanti durante il moto questo tipo di forze non lo sono
durante la rotazione ma continuano a variare di pari passo con la posizione del
pistone. Quindi il contrappeso che agisce sempre in azione contraria alla
manovella non potrà bilanciare anche questo tipo di forze. Analizzando la
funzione dei contrappesi poi si nota che generano forze in esubero per certe
posizioni del pistone mentre insufficienti per altri momenti durante la
rotazione.
Quindi per bilanciare si deve
arrivare ad una soluzione di compromesso che vada abbastanza bene per tutte le
situazioni.
Negli ultimi anni questi tipi di
bilanciamento però sono risultati insufficienti e si è preferito passare a dei
contralberi, degli alberi ausiliari che, opportunamente fasati sono messi in
posizione opposta all’albero a gomito e girano in senso contrario alla stessa
velocità. Il contralbero di solito è collegato con un treno di ingranaggi o con
una piccola catena.
Negli ultimi tempi l’Aprilia ha
sperimentato un sistema a due contralberi per avere un rendimento migliore della
soluzione.
TIPI DI
CONTRALBERI:
ANCORAGGIO ELASTICO: Serve
solamente per separare il motore dal telaio e quindi ad evitare che le
vibrazioni non si ripercuotano sulla ciclistica. Questo metodo prevede anche che
fra telaio e motore vengano posti dei blocchi di gomma chiamati silent block che
servono a garantire l’oscillazione fra telaio e motore. Il metodo spiegato viene
usato nei monocilindrici, nei bicilindrici in linea e nei bicilindrici a v
minore di 90°, la vera problematica è però che le vibrazione non vengono
smorzate ma solo non vengono trasmesse al telaio e quindi si sollecita lo stesso
il motore.
MONOCILINDRICI: Essenzialmente
sono i più difficili da bilanciare in quanto non possono essere bilanciati con
altri cilindri. Installando quattro alberi si avrebbe il bilanciamento migliore,
due per le forze d’inerzia e due per quelle si secondo ordine che dipendono dal
valore doppio dell’angolo istantaneamente occupato dalla manovella. Di solito
però se ne usano due e quindi si opta per un compromesso fra vibrazioni e
potenza assorbita.
BICILINDRICI: In questo caso è da
vedere lo sfasamento delle manovelle, se sfasate di 360° il bilanciamento deve
essere effettuato come nei monocilindrici mentre se sfasate di 180° troviamo già
bilanciate le forze di primo ordine mentre per quelle di secondo servirebbe lo
stesso bilanciamento che si usa per i monocilindrici.
TRICILINDRICO: Se il motore in
questione ha una fasatura a 120° il problema è di poca entità in quanto è un
motore già di per sé quasi bilanciato. Per i motori che lavorano ad alto regime
però di solito si usa un singolo albero messo nel carter.
QUADRICILINDRICO: Per questo tipo di motore il bilanciamento non è necessario
perché le forze di prim’ordine risultano già a posto e quelle di secondo ordine
sono di piccola entità, si preferisce quindi non aumentare l’assorbimento di
potenza non avendo l’ausilio di nessun albero. Tuttavia si possono trovare
motori di grande cilindrata e sofisticati che adottano questo sistema. Prendendo
in esame un quattro cilindri a V e due sole manovelle ci si deve comportare con
nel 2 cilindri. |