Psicologia: Tricofagia

La vita di tutti i giorni con i suo ritmi sempre più frenetici, spesso è la causa principale di stress ed ansia, diversi sono i disturbi ossessivi compulsivi che si possono manifestare, molti sono abbastanza comuni, altri a dir poco insoliti, come la Tricofagia.

La tricofagia conosciuta anche come la Sindrome di Raperonzolo, è un disturbo abbastanza raro, ma non per questo meno grave per la salute, se si manifesta in maniera costante, può arrecare gravi danni alla persona.

Tra i sintomi che caratterizzano questa sindrome, ci sono dolori addominali, nausea, vomito, perdita di appetito, con relativa diminuzione di peso, sanguinamento o perforazione intestinale.

Dal greco trico che vuol dire capello e fagia, ossia mangiare, la tricofagia è l’impulso a volte cosciente, altre incosciente di mangiare i propri capelli, quando sono ancora attaccati al cuoio capelluto, si tratta di un disturbo vero e proprio, al quale bisogna riporre rimedio.

Occorre seguire un trattamento efficace, che si pone l’obiettivo di individuare ed interrompere la dinamica che trasforma il problema, in una compulsione che può dare momentaneamente piacere.

Dal punto di vista fisico i danni possono essere davvero seri, i capelli sono costituiti principalmente di cheratina, una sostanza che non può essere processata dal nostro corpo, una volta giunti nello stomaco o nell’intestino, tendono ad aggrovigliarsi, formando una matassa.

I capelli ingeriti possono provocare ulcere gastriche, peritoniti, perforazioni intestinali, nel caso più grave la massa aggrovigliata di capelli è talmente grande da rimanere intrappolata nello stomaco, provocando un blocco, nei casi peggiori può estendersi fino all’intestino tenue, causando un’ occlusione intestinale, l’unico rimedio è sottoporre il paziente ad un intervento chirurgico.

La tricofagia è un disturbo compulsivo che riguarda un’alta percentuale di donne, specialmente quelle sotto i 18 anni, ne soffrono molto meno gli uomini ed i bambini.

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